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Romània e Romagna

Di Gilberto Casadio

Il termine Romània (letteralmente ‘territorio abitato dai Romani’) compare per la prima volta negli autori latini all’inizio del V secolo con il significato generico di ‘mondo romano’ in opposizione a quello barbarico.
In seguito Romània assume un’accezione geograficamente più determinata: quella di ‘territorio soggetto all’autorità dell’Impero Romano d’Oriente’, i cui sudditi chiamavano sé stessi romani (in greco romàioi) e si consideravano a tutti gli effetti eredi e continuatori della grande tradizione politico-culturale della Roma imperiale. Analogamente in occidente si chiamò Romània l’Esarcato di Ravenna, il territorio non conquistato dai Longobardi e rimasto soggetto all’impero bizantino che lo governava attraverso l’esarca: un vicerè che assommava in sé il potere civile e militare.


Agli inizi del VII secolo il territorio dell’Esarcato andava da Rimini a Bologna e dal crinale appennico al delta del Po e oltre, fino ad Adria; un ambito geografico più vasto, ma sostanzialmente coerente con quelli che oggi vengono concordemente riconosciuti come i confini della regione storica romagnola.


Accanto a Romània (da cui in volgare Romagna), per designare il territorio esarcale compare successivamente la forma diminutiva Romanìola o, per influsso provenzale, Romandìola: ‘piccola Romània’. La protrazione dell’accento, usuale negli sviluppi volgari del suffisso latino -olus, diede origine poi a Romaniòla, generalmente scritto Romagnola. Nei testi latini medievali si trovano indifferentemente tutte le forme che abbiamo citato (Romania,Romaniola, Romandiola, Romagnola), senza che si possa stabilire con sicurezza una qualche differenza fra loro; una preferenza sembra esserci per Romandiola nei documenti cancellereschi, soprattutto là dove si ricorre a formule ufficiali come Provincia o Comes Romandiole ecc. Dal XIV secolo sarà infatti Romandiola la forma che comparirà quasi esclusivamente nei testi redatti in latino umanistico e nei documenti ufficiali, a partire dalla nota Descriptio Romandiole redatta nel 1371 dal cardinale Anglic Grimoard. Nei testi in volgare, dal Duecentoin avanti, appare esclusivamente la forma Romagna, da cui l’aggettivo romagnuolo o romagnolo. Le prime attestazioni nei testi letterari si trovano in Guittone d’Arezzo e nel Novellino: risalgono alla fine del Duecento e precedono di pochi anni quelle della Commedia di Dante. Significativo è l’uso di Romagna distinto da quello di Romània (accentato alla greca) nella Nuova cronica di Giovanni Villani, dove il primo termine indica la nostra regione e il secondo i territori dell’Impero d’Oriente. La stessa distinzione la troviamo nel Decameron del Boccaccio. Sempre e solamente Romagna dunque, se si eccettua l’uso nell’Ottocento del plurale Romagne: un riflesso della suddivisione del territorio nelle quattro legazioni di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì. Una seconda eccezione è rappresentata da Romagnola che, sia nel Romània e Romagna linguaggio cancelleresco sia in quello degli storici, designò fin dal XVII secolo quella che oggi gli studiosi chiamano Romagna Estense, cioè il territorio che fu per oltre centocinquanta anni sotto il dominio ferrarese, prima di ritornare nel 1598 allo Stato della Chiesa. Il termine Romagnola, nonostante in epoca recentissima sia stato ripreso da studiosi dell’area lughese, non pare destinato a soppiantare la dizione Romagna Estense che rimane a tutt’oggi prevalente.

Come esposto fin qui in estrema sintesi, Romagna vale dunque etimologicamente ‘territorio soggetto al governo bizantino’. E questo non solo a modesto parere di chi scrive, ma per unanime consenso di tutti gli studiosi moderni: quei "dotti" ai quali Alfredo Panzini, nel suo opuscolo Romagna del 1931, demandava "lo studio non breve della denominazione di Romagna".
Nei secoli trascorsi tuttavia, molti si sono avventurati in interpretazioni del nome Romagna - a volte guidati da semplice buon senso, altre volte da pregiudizi ideologici - dando origine a diverse paretimologie (etimologie non scientificamente fondate), aventi quasi tutte la caratteristica di mettere il nome della nostra regione in collegamento diretto con quello della città di Roma. Spesso si trova anche Romagna inteso come Roma magna ‘grande Roma’, una falsa etimologia che, seppure sporadicamente, trova qualche credito ancora oggi. Un paio di esempi basterà ad illustrare quanto sopra.
In un passo della Vita di San Pelagio papa, riportata nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze (XIII sec.) si legge: “Entrati dunque i Longobardi a Melano poco meno che tutta Italia si sottomisero in brieve spazio di tempo, trattone [escluso] Roma e Romagna, la quale è chiamata Romagna, quasi un’altra Roma, però che sempre s’è accostata a Roma.” E Giulio Cesare Tonduzzi (1617-1673) così scrive all’inizio delle sue Historie di Faenza (pubblicate postume nel 1675): “Fu (..) nominata Romagna, dicono da Carlo Magno re di Francia, che venuto in Italia per liberarla dal giogo de’ Longobardi a petitione del Pontefice, et avendo trovato che nelle guerre già passate tra gl’Imperiali e Longobardi, le città di quella regione havevano sempre osservato costantissima fede al Romano Imperio, nella donazione fattane al Sommo Pontefice, volle chiamarla con nome composto da Roma e dal suo titolo e cognome Magno, e dirla Romagna; lasciando all’altre città e popoli che havean seguite le parti longobarde il commun nome di Longobardia, e sincopatamente Lombardia”.

Singolare rappresentazione della Romagna (con l'est in alto) publicata a Venezia fra il 1705-07

Questo articolo è una gentile concessione dell'Associazione Istituto Friedrich Schürr.
Potete leggere l'articolo nella sua versione originale, (file pdf 340kb).

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