sp Rione Madonna delle stuoie  
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Lo stemma di Lugo.

Nel 553 d.c., in seguito alla vittoria delle armate Bizantine, ebbe termine la dominazione degli Ostrogoti in Italia. Gran parte dei territori della Romagna furono assegnati all’Arcivescovo di Ravenna al quale nel 556, l’imperatore Giustiniano assegnò il titolo di Esarca di Lugo, non in qualità di castello o di terra, ma semplicemente di campagna silvestre, in gran parte abitata e coltivata, faceva parte dell’Esarcato e quindi era sottoposta al dominio dell’Arcivescovo di Ravenna.


Nel 1202 i Faentini alleatisi con i Conti di Cuneo tolsero Lugo, San Potito e Riolo all’Arcivescovo Alberto (BERTOLDI can.co LEOPOLDO, Notizie storiche dell’antica selva di Lugo, Ferrara, tip. Rinaldi, 1794). Alberto chiese aiuto al papa Innocenzo III, affinché gli venissero restituiti i territori usurpati. Nel 1204 Lugo ritornò all’Arcivescovo il quale innalzò sulla Rocca lo stemma della Chiesa Ravennate ed in seguito esso divenne lo stemma della comunità (SANGIORGI JACOPO, Vita di Sant’llaro, Faenza, tip. Archi, 1792). Tutto ciò dimostra che Lugo non ebbe mai, nè creò un proprio stemma, ma usò sempre quello donato dalla Chiesa Ravennate.


PAOLO BALDRATI (in Lo stemma di Lugo, del 1919) ci fornisce un’accurata descrizione dello stemma, ripresa da GINANNI (L’arte del blasone, Venezia, tip. Zirletti, 1756). Lo stemma era così composto: “.. in campo rosso la croce di argento ritrinciata e pomata nel capo e dai lati. Accantonata alla destra (la sinistra per noi, in quanto in araldica le descrizioni si fanno ponendosi dietro l’oggetto in questione) del capo da ma colomba dello stesso metallo, volante verso il fianco destro dello scudo, con un ramoscello d’olivo verde nel becco...”.
Con il trascorrere del tempo sono state fatte alcune infelici riproduzioni dello stemma, tanto che, essendo stato dato un colorito giallognolo alla colomba, la si è scambiata per un luccherino (una specie che in età medioevale e moderna era molto diffusa nella nostra zona).Alcuni hanno ipotizzato, a torto, che il nome della comunità derivasse proprio da questo uccello, mentre in realtà è ormai assodato che esso deriva dal latino “Lucus” (selva), perché questa zona faceva parte della selva Litana. Molto importante è una pubblicazione degli Statuti lughesi avvenuta a Forlì nel 1652, a cura del SAPORETTI. Egli rappresenta la colomba a volo spiegato e come orlatura dello scudo c’è il seguente motto in latino “...portentum vicit, non vincitur felix columbae (il portentoso vinse ma non fu vinta la fecondità della colomba) (SAPORETTI, Statutorum terrae Lugi, Forlì, tip. Saporetti, 1652). Ciò dimostra che l’animale rappresentato è una colomba e non un luccherino.


Le riproduzioni dello stemma di Lugo sono molteplici e differenti fra loro. Alcuni sigilli rappresentano una croce cilindrica, altri mostrano tre cilindri in fascio che formano una croce, altri ancora rappresentano una croce né ritrinciata, né pomata e con la colomba a volo chiuso. Questi stemmi non sono altro che infelici riproduzioni di quello originale, fatte da pittori poco accorti e che non conoscevano le leggi dell’araldica le quali, sono molto precise.
In un testo di SANDRA FAINI e LUCA MAJOLI (intitolato La Romagna: cartografia a stampa dal Cinquecento all’Ottocento), è possibile trovare una rappresentazione iconografica dello stemma della Chiesa Ravennate. Infatti in quest’opera e pubblicata una mappa del territorio di Ravenna degli anni novanta del Seicento e accanto alla rappresentazione di Ravenna si trova pure lo stemma dell’Arcivescovo il quale coincide perfettamente con la descrizione fornita dal BALDRATI.
Per quanto riguarda la corona che sormonta lo stemma, si tratta di una corona comitale a nove punte, poiché Lugo dal 1410 fu contea e tale la riconobbe l’anti-papa Giovanni XXIII, nominando primo Conte di questo territorio Ludovico di Cunio.

Tratto da l'eco della contesa,
di Peppi Luigi.

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