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In un'epoca in cui tutto
è computerizzato, in cui tutto si muove "cliccando"
o "digitando" su una tastiera, ci dimentichiamo
facilmente dei secoli, che dico!, millenni di buio, che ci
siamo lasciati alle spalle, anni in cui la luce era data dalla
tremula fiammella di una CANDELA.
Eccola, la protagonista di questo articolo: un oggetto semplice,
quasi primitivo, quasi umile, un oggetto da collezione al
giorno d'oggi ma indispensabile tempo fa. Basta tornare indietro
di appena più di un secolo, quando le candele, insieme
alle lanterne, erano l'unico mezzo d'illuminazione artificiale,
per scoprire che, fino alla scoperta del petrolio, si scriveva,
si lavorava, sì celebravano riti a lume di candela,
unica fonte di luce.
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L'antica origine di questo oggetto risale alla storia
stessa del fuoco: quando l'uomo imparò ad usare il
fuoco per cuocere i cibi, scoprì anche che il grasso
animale che colava durante la cottura ne alimentava la fiamma.
Così, lo raccolse in ciotole di pietra, di argilla
o di osso, vi immerse una stoppa di lino o di cotone e creò
quella che, a ragione, può essere definita l'antenata
delle nostre candele.
Così semplice eppure tanto importante, la candela,
quindi, oltre ad un fine pratico, ha assunto spesso una valenza
mistica e religiosa: la sua fiamma era segno di speranza nella
vita eterna e di preghiera dei fedeli; la sua luce simbolo
di vita, sviluppo, bellezza, associata, fin dall'antichità,
a cose buone e positive.
La candela è un cilindro di cera o di altro materiale
grasso, alla cui estremità superiore è inserito
uno stoppino di fibra, utilizzato in genere per l'illuminazione
degli ambienti.
Il sego, ovvero il grasso animale che inizialmente la costituiva,
è stato a poco a poco sostituito dalla cera d'api che,
ancora oggi molto costosa, veniva utilizzata esclusivamente
per le candele delle chiese e delle case più ricche.
Successivamente, si utilizzarono anche altri tipi di materiale:
nel XVIII secolo, lo spermaceti, una cera ottenuta dalla testa
della balena, sostituito gradualmente, a partire dalla metà
del XIX secolo, con composti di cera paraffinica (derivata
dal petrolio), acido stearico (grasso solido) e cera d'api.
Nel nostro prezioso Mercato di Porta Nuova ci ispiriamo ancora
oggi, per la creazione di candele, al metodo di produzione
più antico: immergiamo lo stoppino (in genere in lino
o in fibra di cotone) nella cera o nel grasso fusi e, quindi,
lo estraiamo, lasciandolo raffreddare all'aria fino a perfetta
solidificazione; a questo punto, procediamo a successive immersioni
fino a ottenere la candela delle dimensioni e della forma
desiderate. Il successo è garantito.
Isora Baroncini
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